Gli eventi virtuali sono la via del futuro – e non stiamo parlando di webinar Zoom obsoleti e live streaming statici.

No, la prossima fase degli eventi digitali coinvolgerà avatar interamente digitali in ambienti interamente digitali.

Notizia recente il lancio, da parte di Meta, di Avatar 3D che potranno essere creati in modo ancor più  personalizzato  oltre che essere utilizzati nelle storie di Instagram e nei DM.

Il viaggio verso il virtuale è inesorabilmente iniziato e, anche se per adesso non ci coinvolge direttamente, si evolve e si affina sempre di più adottando soluzioni che rendono l’avatar una  rappresentazione digitale della persona  molto simile ad essa sia nei tratti, che nell’abbigliamento e negli accessori.

L’umanizzazione dell’avatar e degli spazi del metaverso si rende necessaria per rendere lo spazio più interessante.

Pensiamo all’abbigliamento digitale: acquisto abiti virtuali magari creazioni esclusive fatte apposta da alcune case di moda all’avanguardia, e li pago con soldi veri ma non posso fattivamente usufruirne perché non  sono reali sono solo un processo digitale che ha un senso in quell’ ambiente.

Nonostante questo l’abbigliamento digitale sta rapidamente diventando una tendenza chiave nel  commercio e c’è già una forte richiesta di questi articoli negli spazi  già attivi ( Roblox o Snapchat) perché chi lo indossa  acquisisce uno status, una posizione “sociale” di prestigio, anche se limitatamente alla realtà virtuale.

Il metaverso non è solo un nuovo spazio web: è un nuovo modo di pensare, di fare business, di vivere.

Basti pensare che, pur non essendo ancora fruibile in Europa, fa già discutere e suscita parecchia curiosità perché funge da test per verificare la redditività dell’universo digitale.

Ed andrebbe seguito e sfruttato considerando le posizioni dei due protagonisti principali: chi offre i servizi e l’utente finale.

Per le aziende può essere un’opportunità  economica importante per promuovere il  proprio brand su una piattaforma  molto diversa dal mercato tradizionale. Il ciclo di produzione sarà effettivamente più semplice, includendo solo la creazione del prodotto in versione digitale: niente laboratori, macchinari, personale, distributori e magazzini ma solo file.

È un bel risparmio sia in termini di costi che di risorse che certamente ben si riflette sui guadagni.

Per gli utenti lo spazio virtuale  è un mezzo per restare connessi, partecipare ad eventi  mondani,  concerti, sfilate, perfettamente riprodotti e durante i quali si può effettivamente interagire con gli altri partecipanti anche se attraverso un avatar o un  personaggio Bitmoji.

Ma quali sono le implicazioni psicologiche ed educative di tutto questo?

La realtà virtuale serve solo ad annullare le distanze e migliorare la qualità della vita o costituisce un mondo parallelo ove si da la possibilità a tutti di indossare i panni di un personaggio creato su misura in base a ciò che si vorrebbe essere  perdendo così  la percezione della realtà del se? Non siamo contrari all’evoluzione digitale: vorremmo solo che avvenisse tutelando gli interessi di tutte le parti coinvolte considerando tutti gli aspetti che la trasposizione digitale della vita reale coinvolge senza limitarsi solo al profilo economico


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